UTLO 34K: tornare dove tutto è cominciato
Scheda gara
- Dove: Lago d’Orta (Piemonte)
- Quando: 18/10/2026
- Distanze: 12 km, 21 km, 34 km, 58 km
- Dislivello 34K: circa 1700 m D+ concentrati nei primi 12 km
- Quota di iscrizione: 60 euro quella da 34
- Ritiro pettorali: in palestra, Omegna
- Pacco gara: maglia, cappello Cimalp, buff
- Sito ufficiale: (https://www.ultratraillo.com/)
Non so se posso chiamarla la mia gara di casa. Frequento il Lago d’Orta da quando sono bambino, ma la passione per la montagna è arrivata tardi, nell’ultimo anno di università. Da allora corro in trail e vado sui sentieri ogni volta che posso, e buona parte del merito è dell’Ultra Trail Lago d’Orta.
La UTLO è stata la mia prima gara in assoluto. Mi allenavo da appena due settimane e mi iscrissi alla 21 km. La finii distrutto nel corpo, con un tempo decente per i miei standard, e completamente rapito da questo sport e dai boschi che circondano il lago.
Dopo tre anni sono tornato qui, dove tutto è cominciato, su una distanza più lunga: la 34 km.
La sveglia delle 5.30
Alle 5.30 suona la sveglia, faccio colazione e preparo tutto. È esattamente il momento in cui mi pento di ogni scelta di vita: di essermi iscritto a una gara così lunga, di essermi svegliato invece di “mancare” la sveglia. La testa mi dice di non andare.
Entra in gioco l’orgoglio. Ho detto che l’avrei fatta, e mi sono fatto accompagnare da mio padre, che a quell’ora si sta già alzando anche lui. Avrebbe trovato mille altre cose da fare, eppure è lì. Il momento in cui ogni dubbio sparisce è quando viene in cucina a fare colazione con me e dice: “Guarda che se vuoi possiamo tornare a dormire, eh”.
Io posso avere dubbi sul farcela. Gli altri no. Quindi parto.
Prima del via
Il pacco gara contiene una maglia con il logo della corsa, un cappello Cimalp non da corsa e un buff, che infilo subito al polso e che mi accompagnerà fino al traguardo. Usciti dalla palestra dove ritiro il pettorale, io e mio padre ci infiliamo in un bar lì vicino per la seconda colazione. Io non riesco a mangiare e bevo solo un caffè. Lui pensa per entrambi e ordina comunque due cornetti.
A 30 minuti dalla partenza usciamo, e mio padre si convince di dover fare il mio allenatore. Mi dice di scaldarmi, di correre un po’, di fare stretching. Ogni volta che qualcuno ci passa accanto correndo o facendo esercizi, mi chiede perché io non faccia lo stesso. Io sono lì per finire la gara. La voglio fare al meglio delle mie possibilità, certo, ma posso benissimo usare i primi 2 km per scaldarmi andando piano. Trentaquattro chilometri restano tanti.
Ogni volta che rifiuto, scuote la testa: “L’atleta più pigro della storia mi è capitato”.
Alla fine mi metto a correre un po’, ma più perché sto per perdere la partenza che per scaldarmi. Non faccio in tempo a rendermene conto e siamo già partiti.
La salita
Corro tranquillo e penso: mi mancano 33 km. Paura. Cerco di non pensarci e di andare avanti senza affaticarmi.
Il dislivello è tutto nei primi 12 km, con 1700 m D+. Cammino tutta la salita e mi accorgo che, nonostante spinga, non mi affatico. Posso continuare, e piano piano supero altri concorrenti. Punto il prossimo, lo prendo, poi punto quello dopo. Va avanti così fino in cima, e intanto riesco a godermi i boschi, l’atmosfera, qualche chiacchiera con chi corre accanto a me.
Arrivo sul Monte Croce, il punto più alto del percorso, in meno di due ore e mezza. Le gambe sono ancora fresche, la testa pure. Davanti a noi il Monte Rosa esce da una bassa foschia, limpido e imponente.
La discesa
Da qui iniziano circa 22 km di leggera discesa, tutta estremamente corribile tranne il primo tratto per scendere dal Monte Croce. Sto bene e le gambe girano. Quasi senza accorgermene arrivo al km 20 perfettamente in linea per chiudere intorno alle 4 ore e 15. Sono stupito di quanto siano fresche le gambe, e per una volta in gara non penso solo a quanto voglio ritirarmi.
Ed è qui, quando ormai credevo di avercela fatta, che arriva il dolore al ginocchio. Lo conosco già e pensavo di averlo superato: la bandelletta. O meglio, la maledetta. Se la discesa è troppo ripida, la gamba destra mi fa male e non riesco a correre.
Per tredici chilometri alterno camminata veloce, tratti di corsa e soste per provare a scioglierla, finché la maledetta non mi riporta con i piedi per terra. Intanto l’orologio continua ad allungare la stima del mio arrivo: da 4:15 a 4:30, poi 4:45, poi 4:50. Provo con tutte le forze a tenere quel numero sotto le 5 ore, ma a 3 km dall’arrivo batto bandiera bianca. Sul polso leggo 5:02.
Cambio obiettivo: non superare le 5 ore e mezza. E continuo ad arrancare.
Il traguardo
Il tempo finale è 5 ore, 29 minuti e 54 secondi.
Alla fine sono soddisfatto. Puntavo a 5:20, e un po’ rosico perché stavo andando decisamente più forte. Ma sono contento di esserci andato così vicino nonostante i problemi. Arrivo che sono a malapena stanco, le gambe stanno benissimo e anche il ginocchio ha retto meglio delle altre volte: dopo il traguardo non lo sento già più.
Com’è la UTLO
La gara è organizzata e segnalata benissimo, tanto che la traccia non l’ho mai guardata. I boschi del Lago d’Orta sono magnifici e i sentieri sono quasi tutti corribili. Lungo il percorso ci sono 3 ristori ben forniti e ben distanziati. Il percorso è molto corribile. La vista del Rosa che emerge dalla foschia è stata la ciliegina sulla torta.
Vediamo se l’anno prossimo riesco a finirla senza dolori. O chissà, magari a farmi anche la più lunga.