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UTLO 34K: tornare dove tutto è cominciato

gara20 ottobre 2026

Scheda gara

Non so se posso chiamarla la mia gara di casa. Frequento il Lago d’Orta da quando sono bambino, ma la passione per la montagna è arrivata tardi, nell’ultimo anno di università. Da allora corro in trail e vado sui sentieri ogni volta che posso, e buona parte del merito è dell’Ultra Trail Lago d’Orta.

La UTLO è stata la mia prima gara in assoluto. Mi allenavo da appena due settimane e mi iscrissi alla 21 km. La finii distrutto nel corpo, con un tempo decente per i miei standard, e completamente rapito da questo sport e dai boschi che circondano il lago.

Dopo tre anni sono tornato qui, dove tutto è cominciato, su una distanza più lunga: la 34 km.

La sveglia delle 5.30

Alle 5.30 suona la sveglia, faccio colazione e preparo tutto. È esattamente il momento in cui mi pento di ogni scelta di vita: di essermi iscritto a una gara così lunga, di essermi svegliato invece di “mancare” la sveglia. La testa mi dice di non andare.

Entra in gioco l’orgoglio. Ho detto che l’avrei fatta, e mi sono fatto accompagnare da mio padre, che a quell’ora si sta già alzando anche lui. Avrebbe trovato mille altre cose da fare, eppure è lì. Il momento in cui ogni dubbio sparisce è quando viene in cucina a fare colazione con me e dice: “Guarda che se vuoi possiamo tornare a dormire, eh”.

Io posso avere dubbi sul farcela. Gli altri no. Quindi parto.

Prima del via

Il pacco gara contiene una maglia con il logo della corsa, un cappello Cimalp non da corsa e un buff, che infilo subito al polso e che mi accompagnerà fino al traguardo. Usciti dalla palestra dove ritiro il pettorale, io e mio padre ci infiliamo in un bar lì vicino per la seconda colazione. Io non riesco a mangiare e bevo solo un caffè. Lui pensa per entrambi e ordina comunque due cornetti.

A 30 minuti dalla partenza usciamo, e mio padre si convince di dover fare il mio allenatore. Mi dice di scaldarmi, di correre un po’, di fare stretching. Ogni volta che qualcuno ci passa accanto correndo o facendo esercizi, mi chiede perché io non faccia lo stesso. Io sono lì per finire la gara. La voglio fare al meglio delle mie possibilità, certo, ma posso benissimo usare i primi 2 km per scaldarmi andando piano. Trentaquattro chilometri restano tanti.

Ogni volta che rifiuto, scuote la testa: “L’atleta più pigro della storia mi è capitato”.

Alla fine mi metto a correre un po’, ma più perché sto per perdere la partenza che per scaldarmi. Non faccio in tempo a rendermene conto e siamo già partiti.

La salita

Corro tranquillo e penso: mi mancano 33 km. Paura. Cerco di non pensarci e di andare avanti senza affaticarmi.

Il dislivello è tutto nei primi 12 km, con 1700 m D+. Cammino tutta la salita e mi accorgo che, nonostante spinga, non mi affatico. Posso continuare, e piano piano supero altri concorrenti. Punto il prossimo, lo prendo, poi punto quello dopo. Va avanti così fino in cima, e intanto riesco a godermi i boschi, l’atmosfera, qualche chiacchiera con chi corre accanto a me.

Arrivo sul Monte Croce, il punto più alto del percorso, in meno di due ore e mezza. Le gambe sono ancora fresche, la testa pure. Davanti a noi il Monte Rosa esce da una bassa foschia, limpido e imponente.

La discesa

Da qui iniziano circa 22 km di leggera discesa, tutta estremamente corribile tranne il primo tratto per scendere dal Monte Croce. Sto bene e le gambe girano. Quasi senza accorgermene arrivo al km 20 perfettamente in linea per chiudere intorno alle 4 ore e 15. Sono stupito di quanto siano fresche le gambe, e per una volta in gara non penso solo a quanto voglio ritirarmi.

Ed è qui, quando ormai credevo di avercela fatta, che arriva il dolore al ginocchio. Lo conosco già e pensavo di averlo superato: la bandelletta. O meglio, la maledetta. Se la discesa è troppo ripida, la gamba destra mi fa male e non riesco a correre.

Per tredici chilometri alterno camminata veloce, tratti di corsa e soste per provare a scioglierla, finché la maledetta non mi riporta con i piedi per terra. Intanto l’orologio continua ad allungare la stima del mio arrivo: da 4:15 a 4:30, poi 4:45, poi 4:50. Provo con tutte le forze a tenere quel numero sotto le 5 ore, ma a 3 km dall’arrivo batto bandiera bianca. Sul polso leggo 5:02.

Cambio obiettivo: non superare le 5 ore e mezza. E continuo ad arrancare.

Il traguardo

Il tempo finale è 5 ore, 29 minuti e 54 secondi.

Alla fine sono soddisfatto. Puntavo a 5:20, e un po’ rosico perché stavo andando decisamente più forte. Ma sono contento di esserci andato così vicino nonostante i problemi. Arrivo che sono a malapena stanco, le gambe stanno benissimo e anche il ginocchio ha retto meglio delle altre volte: dopo il traguardo non lo sento già più.

Com’è la UTLO

La gara è organizzata e segnalata benissimo, tanto che la traccia non l’ho mai guardata. I boschi del Lago d’Orta sono magnifici e i sentieri sono quasi tutti corribili. Lungo il percorso ci sono 3 ristori ben forniti e ben distanziati. Il percorso è molto corribile. La vista del Rosa che emerge dalla foschia è stata la ciliegina sulla torta.

Vediamo se l’anno prossimo riesco a finirla senza dolori. O chissà, magari a farmi anche la più lunga.